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Pecchia: “Cremona piccola ma accogliente. La rosa? Nessuno si sentirà escluso”

Il tecnico grigiorosso, ospite della redazione de La Provincia, ha concesso una lunghissima intervista ai colleghi

È un’intervista davvero lunga e articolata quella concessa da Fabio Pecchia ai colleghi de La Provincia durante la visita alla redazione del quotidiano cremonese: dalla città al campionato, passando per il lavoro dell’allenatore e la maxi-rosa a disposizione, il tecnico si è infatti raccontato a tutto tondo.

Senza perdere tempo, ecco dunque le sue principali dichiarazioni.

LA CITTÀ. «Abito a Cremona a gennaio dell’anno scorso, ma ne ho scoperto la bellezza solo a maggio: per mesi sono stato al Giovanni Arvedi a lavorare. È una città piccola, ma accogliente».

L’ALLENATORE. «Allenare non è facile: dopo trent’anni di carriera come calciatore uno pensa di sapere tutto, ma è un errore: ci vogliono studio, preparazione, metodo e molto altro».

LO SPOGLIATOIO. «Certe dinamiche di spogliatoio le conosci perché sono quelle di quando eri giocatore che si ripropongono. In un gruppo poi ci sono leader, semi-leader, indifferenti e sabotatori. Quando ha gente come Maldini, Nesta, Chiellini o Bonucci, la devi tenere. Come mi chiamano i giocatori? Non mi piacciono i formalismi, in Giappone ero “Fabio”. Quest’anno ho tanti giocatori che potrebbero essere miei figli, ma non ho dettato regole a riguardo».

LA CREMONESE. «La mia squadra gioca senza speculare e i tifosi l’hanno capito. Li aspetto allo Zini, uno stadio per me magnifico, “all’inglese”».

I CAMBI. «Sono favorevole alle cinque sostituzioni, ti permettono di cambiare la partita. Io poi accorcerei l’intervallo tra i due tempi e introdurrei dei time-out per intervenire su alcune letture».

IL MERCATO. «Ho spesso sentito dire che alla Cremonese mancava il bomber, ma in squadra ne avevamo già due da diciotto gol (Strizzolo e Ciofani, ndr). Di Carmine completa l’attacco a livello di caratteristiche perché punta l’area in modo diverso. Gaetano invece è cresciuto per quattro mesi a Cremona e poi ha lavorato per altri due al Napoli, ora ne sta beneficiando. Di Carmine con Ciofani? Potrei giocare anche con quattro attaccanti, l’importante è mantenere gli equilibri della squadra».

UNA MAXI-ROSA. «Un gruppo di trenta giocatori si mantiene tenendo tutti al centro del progetto. Per esempio, il giorno dopo la partita io seguo personalmente chi non ha giocato o ha giocato poco. Di solito sono i collaboratori a farlo, ma così rischi di farli sentire esclusi, chi non è sceso in campo non è meno importante degli altri».

IL CAMPIONATO. «La Serie B è un campionato di alto livello: il Cittadella è una realtà, il Parma ha fatto irruzione con un mercato sontuoso, poi ci sono Monza, le retrocesse e occhio a Frosinone e Pisa. Il campionato di Serie A è molto più definito, mentre la cadetteria è un’anomalia unica».

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