Il d.g. grigiorosso, raggiunto da La Provincia sull’argomento SuperLeague, ha espresso tutta la propria contrarietà al progetto
A poche ore dal fallimento del progetto SuperLeague (nella nottata la gran parte delle squadre si è ritirata), arriva anche il pensiero di Ariedo Braida sull’argomento.
Di seguito, infatti, le principali dichiarazioni rilasciate dal d.g. grigiorosso ai colleghi de La Provincia.
NESSUNA DIFFERENZA. «Una sera ho guardato Bayern Monaco-PSG in televisione, il giorno dopo ero al Centro Arvedi per seguire la sfida tra le formazioni Primavera di Cremonese e Pordenone. Per me non esiste alcuna differenza, il calcio è bello a tutto tondo, lo si può godere in ogni sua sfumatura e in ogni categoria. L’annuncio della SuperLega ha creato un grande terremoto, anche se non è un’idea nata dall’oggi al domani».
IL FUTURO. «Io credo che con una SuperLega si andrebbe incontro a un impoverimento del calcio. Con tutte le battaglie legali che si avrebbero, gli unici a guadagnarci sarebbero gli avvocati. FIFA e UEFA si sono opposte perché questo non è calcio, è uno show business copiato dall’America. Il calcio rappresenta anche la nostra storia, è della gente e ha anche una funzione sociale: una scelta simile farebbe perdere lo spirito della competizione. La Serie A senza il Milan o la Liga senza il Barcellona? Sarebbero campionai più poveri».
ROMANTICISMO. «Questa proposta nasce poiché nel calcio ci sono sempre meno romantici. Berlusconi e Morati, per fare due nomi, erano dei romantici: spendevano perché avevano passione e sapevano che Milan e Inter erano della gente, mentre ora le società sono spesso straniere e sono più attente ai guadagni che ad altro».
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