Alla vigilia di Roma-Cremonese, sfida in programma domenica 22 febbraio alle ore 20:45 e valida per la 26^ giornata di Serie A, l’allenatore grigiorosso Davide Nicola ha presentato in conferenza stampa la partita contro la formazione giallorossa…
Come ha reagito la squadra dopo la vittoria sfiorata contro il Genoa, con la traversa colpita da Bonazzoli nei secondi finali?
“Credo che nelle ultime tre partite la squadra abbia mostrato una crescita importante. Abbiamo affrontato Atalanta e Inter, e ora ci aspettano Roma e Milan: in questo ciclo di cinque gare ci siamo misurati con avversarie di altissimo livello, oltre a una diretta concorrente. Se contro il Genoa fosse arrivato il gol nel finale, naturalmente saremmo stati ancora più soddisfatti. Però, da quando si è chiuso il mercato, la squadra ha ritrovato una propria identità e il giusto agonismo. Adesso inizia una fase del campionato in cui bisogna lottare con lucidità, e soprattutto farlo tutti insieme”.
Quali accorgimenti difensivi serviranno per contenere la Roma?
“La Roma è una squadra di grande qualità, capace di interpretare bene le partite. Si parla spesso di intensità e aggressività, ma questo significa saper arrivare nel posto giusto al momento giusto, scegliere bene i tempi del contrasto e reggere i duelli. Contro squadre come questa bisogna farsi trovare pronti, ed è proprio su questo aspetto che possiamo ancora crescere. In settimana mi è piaciuto molto l’atteggiamento dei ragazzi. Ci sono diverse situazioni da valutare: Bianchetti e Ceccherini si sono riaggregati da poco, Faye è rientrato dopo il problema al volto e Bondo è tornato con il gruppo. Sono tutti giocatori che possono avere 20-25 minuti nelle gambe. Questa squadra ha gli elementi che le servono, ma è giusto recuperarli con equilibrio, facendo tirare il fiato a chi ha speso tanto finora. Baschirotto lo perderemo per un piccolo problema muscolare, mentre Pezzella potrebbe essere a disposizione già domani. In questi casi si possono seguire due strade: fermarsi a guardare le assenze oppure creare uno spirito diverso, quello che piace a me, dando ai giocatori l’opportunità di cogliere le proprie occasioni. Non significa pretendere la perfezione, ma vedere calciatori che interpretano la partita con fiducia nei propri mezzi e dimostrano di appartenere a questa categoria. Io li osservo e voglio che si divertano in quello che fanno, aumentando la convinzione in sé stessi”.
Come si affronta una squadra di Gasperini, un allenatore che ha fatto scuola in Italia e non solo?
“Senza snaturarsi, senza perdere la propria identità. Noi abbiamo caratteristiche diverse, ma nel calcio italiano di oggi è fondamentale saper passare dal duello uomo contro uomo a una fase più zonale. Per questo dico che confronti come questi sono preziosi: servono per migliorarsi e per costruire basi importanti anche in prospettiva futura. Da qui alla sosta ci aspettano partite contro squadre forti e altre che lottano per il nostro stesso obiettivo. Dobbiamo diventare sempre più efficaci in quello che facciamo. In settimana, comunque, la squadra mi è piaciuta molto per l’energia che ha messo”.
Le partite senza vittoria stanno pesando sul morale del gruppo?
“Se pesassero davvero, non potremmo fare questo lavoro. È normale però che ognuno conviva con una sana tensione, quella che ci ha portato a diventare i professionisti che siamo. La tensione giusta aiuta a tenere alta l’attenzione: è quella che ti permette di fare l’intervento al momento giusto o di attaccare uno spazio nei tempi corretti. Ogni squadra attraversa fasi diverse durante la stagione. Quello che conta è mantenere alti spirito ed entusiasmo, perché, come dico da inizio anno, i giochi si decideranno soprattutto da marzo in poi”.
Come si gestisce una pressione di questo tipo all’interno del gruppo?
“La nostra classifica è quella di una squadra che lotta per mantenere la categoria. Anzi, rispetto all’anno scorso, la quota punti si è alzata, ma non è detto che resterà la stessa fino alla fine. Mancano tredici partite: per salvarsi bisogna fare punti, quindi non serve guardarsi troppo alle spalle né troppo avanti. Ha senso, invece, essere consapevoli di essere nella posizione che ci si poteva aspettare a inizio campionato. Nella prima parte della stagione ci sono state dinamiche che ci hanno permesso di mettere insieme più risultati fino al termine del girone d’andata, però è evidente che ci sono aspetti da migliorare. Noi lavoriamo con fiducia e consapevolezza: per restare in questa categoria, questo è il campionato che dobbiamo fare. Adesso arriva la Roma, una gara da interpretare anche come occasione di crescita, nella quale dovremo alzare il livello di convinzione, organizzazione e aggressività”.
Come si spiegano i tanti problemi muscolari, sia nella Cremonese sia più in generale nel calcio di oggi?
“Ci sono molti studi su questo tema, e probabilmente servirebbero ancora più strumenti per capire quando è il momento giusto per rallentare o meno. Gli infortuni, però, fanno parte di un calcio sempre più intenso, dove anche il carico cognitivo è altissimo. Si sta andando in quella direzione. L’aspetto più importante è arrivare al momento decisivo della stagione con il maggior numero possibile di giocatori disponibili. Gestire il minutaggio anche a partita in corso aiuta a mantenere alta l’intensità. I ragazzi sanno bene che questo è il campionato che ci aspettavamo e sanno anche cosa serve fare”.
Guardando alle sue esperienze passate, ha sempre conquistato la salvezza in modi diversi…
“Sì, il filo conduttore è sempre stato uno: cercare di raggiungere lo stesso obiettivo. Per una squadra che lotta per salvarsi è difficile avere continuità di risultati per lunghi periodi. Forse il paradosso, nel nostro caso, è stato aver avuto una continuità quasi sorprendente, ma in quel momento non abbiamo mai pensato che fosse tutto risolto. Lo dicevo già allora in conferenza stampa, perché l’esperienza insegna che quando si lotta per restare in categoria non bisogna dare nulla per scontato: né un periodo positivo né il fatto di affrontare, come è successo a noi, sette squadre di altissimo livello nelle ultime dieci giornate. In queste situazioni sai che puoi fare punti, ma anche che puoi non farne. Ogni squadra ha una storia diversa, ma una cosa non cambia mai: per arrivare all’obiettivo bisogna saper lottare”.



Siamo dove siamo perché non sei capace non per colpa dei giocatori…