Troppa Juventus per la Cremonese. Nel posticipo della 20^ giornata di Serie A, i grigiorossi perdono 5-0 all’Allianz Stadium contro i bianconeri di Luciano Spalletti. Al termine della sfida, l’allenatore della Cremo Davide Nicola ha analizzato la prestazione dei suoi ragazzi…
Cosa ti porti via di positivo dalla partita contro la Juventus?
“Mi porto via tutto, perché per noi ogni gara è un’occasione di apprendimento. Siamo venuti qui con l’idea di giocarci le nostre chance: eravamo partiti bene, con buone trame e anche situazioni di superiorità che ci hanno portato al tiro con Zerbin e Johnsen. Il primo gol ci ha innervosito: da un’azione in cui potevamo concludere siamo finiti a subire una ripartenza, e lì non siamo stati bravi né a richiuderci subito né a reggere quel cambio di passo. Dispiace anche per come arriva, su un fallo che personalmente non ho visto, ma fa parte del percorso: serve a me e serve ai ragazzi. Probabilmente ci siamo fatti trascinare troppo dal nervosismo e, dopo soli quattro giorni, non siamo riusciti a mettere in campo l’energia giusta: abbiamo vinto pochi duelli e, tolto l’avvio, siamo entrati in una partita in cui dovevi soprattutto evitare di perdere equilibrio, perché la qualità della Juventus è evidente. Niente drammi: ci rimettiamo al lavoro e portiamo a casa un concetto chiaro, cioè mantenere costanza e disciplina anche nei momenti complicati, senza perdere distanze e senza smettere di soffrire. Per il nostro cammino, tutto ci torna utile”.
Ora arriva uno scontro diretto con il Verona pesante per la salvezza: in che condizioni arriva la Cremonese e che momento sta vivendo?
“Venivamo da una buona partita col Cagliari. Siamo una squadra che si deve salvare e che ogni settimana deve fare un lavoro enorme per restare competitiva. Contro avversari così devi sperare di riuscire a restare dentro la partita e strappare punti: il piano è sempre lo stesso, ma quando gli episodi indirizzano la gara e si apre tutto diventa più difficile. Bisogna riconoscere il livello dell’avversario e ora abbiamo sette giorni per prepararci a una squadra che ha il nostro stesso obiettivo. Oggi non è nulla di decisivo: le partite davvero determinanti arriveranno più avanti, ma non bisogna andare oltre la singola gara. Il nostro percorso passa dal lavoro quotidiano: da stasera portiamo via cose buone e altre su cui intervenire per ridurre un divario che, in partite come questa, è diverso”.
Sugli episodi in area, in particolare il rigore revocato ai grigiorossi e quello assegnato ai bianconeri
“Posso dire solo che l’intervento di Locatelli è stato scomposto. Forse io ho sbagliato: non volevo mancare di rispetto e accetto che il mio gesto possa essere stato interpretato male. Per il resto, non voglio commentare i rigori in una partita piena di episodi. Nei primi venti minuti abbiamo giocato con qualità; certamente potevamo gestire meglio alcune transizioni, questo sì. Ma poi sappiamo bene che in contesti del genere fare punti è complicato”.
Tra squalifiche e diffide (Pezzella out, Bondo in diffida), quanto pesa in vista del Verona?
“Giocheranno altri. Avevamo diversi ragazzi al limite e qualche assenza, ma fa parte del campionato. Per competere dobbiamo essere sempre al 100%, anche gestendo chi non è al massimo della condizione. Ai ragazzi dico comunque bravi: per l’impegno, per la voglia di venire qui, per il coraggio e per l’approccio. In certe partite devi anche saper soffrire: noi vogliamo costruire e fare male, però contro alcune squadre servono qualità diverse. Anche gli schiaffi, e lo spirito con cui li incassi, ti aiutano a crescere. Restiamo compatti, uniti e andiamo avanti”.
Hai visto una Juventus più forte rispetto a quella affrontata a Cremona nel girone d’andata?
“Non sono io che devo esaltare ulteriormente Juventus, Inter, Napoli… Mi piacerebbe però che si capisse cosa significa, per una realtà come la nostra, venire in certi stadi e battagliare provando comunque a portare le proprie idee. La differenza c’è, ma può essere ridotta se dall’altra parte manca sintonia: oggi invece loro l’hanno avuta. Per noi confrontarci con queste squadre significa fare salti mortali e crescere, perché ti obbliga ad andare oltre quello che fai ogni giorno. E quando giochi ogni quattro giorni non è semplice ‘spegnersi e riaccendersi’ in così poco tempo”.


