Bonazzoli: “Esistevo anche prima di San Siro. Alla Cremonese sto bene”

L’attaccante della Cremonese si racconta dopo il gol al Milan: vita semplice, valori solidi e nessuna rincorsa alla fama

Federico Bonazzoli ha segnato un gol memorabile contro il Milan, una mezza rovesciata che ha regalato alla Cremonese tre punti d’oro nella prima giornata di campionato. Eppure, non è quel gesto tecnico a definirlo. “Esistevo anche prima della rovesciata a San Siro”, ha dichiarato il centravanti, lasciando intendere come il clamore del momento non abbia scalfito la sua identità.

Il calcio, per Bonazzoli, è passione e non business. Gioca per divertimento, per istinto, per amore del gioco. I soldi? Li gestiscono i genitori. “Non ho vizi, non vivo per comprare orologi o auto. Mio padre mi ripete: ‘Vivi come un operaio’. E io ci credo”. Cresciuto con valori solidi, il numero nove grigiorosso ha scelto una vita lontana dagli eccessi e vicina alle persone autentiche. “Non baratto la mia persona per arrivare più lontano”, dice con decisione.

C’è consapevolezza nelle parole dell’attaccante classe 1997. Sa di aver avuto un percorso irregolare, di aver deluso certe aspettative nate quando a 16 anni esordiva con l’Inter. Ma non cerca scuse: “Il primo responsabile sono io. Se qualcosa non è andata, la colpa è mia. Credo nel merito: quello che ho ottenuto, me lo sono guadagnato”, ha detto a La Gazzetta dello Sport. Un pensiero lucido che racconta la maturità di chi ha imparato a convivere con pressioni e giudizi spesso superficiali.

Alla Cremonese ha trovato il suo equilibrio. Nonostante una carriera fatta di tante maglie cambiate e momenti di discontinuità, oggi Bonazzoli si sente nel posto giusto. “Mi diverto ancora, anche se non è più come all’oratorio. Il calcio di alto livello ha le sue pressioni. Ma sto imparando a gestirle. La mia forza è nelle cose semplici: famiglia, routine, autenticità.

Sul campo, non è un calciatore qualsiasi. Quel gesto tecnico a San Siro ha riacceso i riflettori, ma Bonazzoli rifiuta l’idea del campione “usa e getta”. Non si lascia trascinare dall’onda dell’hype: “Se segni sei un dio, se la partita dopo sbagli sei un brocco. Non può funzionare così”. E poi, aggiunge, “non voglio piacere a tutti, non indosso maschere. Ho un carattere riflessivo, non sono un ‘signorsì’, e questo a volte viene frainteso”.

Nel suo racconto, emerge un conflitto interiore ma anche una serenità costruita passo dopo passo. Un’autenticità che Bonazzoli difende con fermezza. Non cerca like, né titoli in prima pagina. “Non voglio essere etichettato solo come calciatore. Quando esco dallo spogliatoio, torno a essere solo Federico”.

Nessun rimpianto, ma tanta autocritica. Se potesse cambiare qualcosa, afferma, sarebbe solo il modo in cui ha vissuto i primi anni: “All’Inter ero un predestinato, ma non avevo ancora la dedizione che ho ora. Avrei voluto vivere i miei vent’anni con la maturità che ho oggi.

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