L’ex compagno di nazionale ha scritto una lettera al compaesano che ieri ha annunciato la rinuncia al ruolo di capo delegazione dell’Italia per curarsi da una brutta malattia
Ieri Gianluca Vialli ha annunciato di rinunciare al ruolo di capo delegazione dell’Italia per curarsi da una brutta malattia. Oggi il suo ex compagno di Nazionale, Antonio Cabrini ha scritto una lettera al compaesano.
Queste le parole del cremonese riportate da La Provincia:
RINUNCIA E MALATTIA. “Caro Gianluca, quando ho letto sul giornale che hai rinunciato al tuo ruolo di capo delegazione della Nazionale mi si ĆØ stretto il cuore. Conoscendo il tuo straordinario attaccamento alla Maglia Azzurra, ho capito che un simile passo da parte tua può avere un solo significato: la partita che stai giocando ti sta impegnando molto! Lāavversario, quello che tu chiami āil compagno di viaggio indesideratoā, sta giocando sporco, come un difensore che affonda il tackle, non per conquistare la palla, ma per far male allāavversario. E allora io, da tuo compagno-amico, ti scrivo per farti coraggio”.
NAZIONALE E NON SOLO. “Quante ne abbiamo giocate insieme in Maglia Azzurra! Nei club no, non lāabbiamo mai fatto, perchĆ© i sette anni di etĆ che ci separano ci hanno portato a vestire gli stessi colori sƬ, ma in tempi diversi. Tutti, probabilmente, ricordano che abbiamo indossato il bianconero della Juve: 102 volte tu, 297 io. Mai però, lāabbiamo fatto insieme. Ed ĆØ per colpa tua, per una tua scelta che probabilmente pochi conoscono. Ricordi? Era il 1984 e le belle partite che avevi giocato con la maglia della Cremonese ti avevano fatto diventare un uomo mercato, lāoggetto di desiderio di due club allora fra i più importanti: la Sampdoria del presidente Paolo Mantovani e la Juventus della famiglia Agnelli.Ā Giampiero Boniperti, il presidente del club bianconero, ti voleva prendere a tutti i costi. Alla fine, nonostante lāinsistenza dellāAvvocato e di Boniperti, tu scegliesti la Samp, del presidente Mantovani. Scegliesti di andare a giocare con Roberto Mancini, un altro giocatore straordinario. Entrambi del 1964, in poco tempo sareste diventati i āgemelli del golā, inseparabili in campo e nella vita, abbiamo ancora tutti negli occhi la splendida immagine di voi abbracciati sul prato di Wembley per la vittoria della Nazionale ai campionati Europei. Nel 1992, quando tu arrivasti alla Juve, caro Gianluca, io avevo giĆ smesso di giocare. Insieme, però, abbiamo vissuto i Mondiali del 1986: eravamo i campioni in carica, dopo la grande impresa dellā82, ma non riuscimmo a ripeterci, arrendendoci alla Francia negli ottavi di finale. Quellāavventura non fu particolarmente fortunata per la Nazionale, ma ci permise di ritrovarci fianco a fianco, dopo gli anni dellāinfanzia cremonese: i nostri genitori erano amici e fra noi ragazzi tu eri il più piccolo, il nostro cucciolo. E se sei diventato il campione che tutto il mondo ha ammirato lo devi anche a quelle radici, alla tua meravigliosa famiglia, ai valori che ti hanno trasmesso i tuoi genitori, tua sorella Mila e i tuoi fratelli. Ti scrivo per ricordati che non sei solo: con te, al tuo fianco, ci sono tantissimi amici, e tantissimi tuoi sostenitori. Stai giocando la tua partita in uno stadio immenso che fa il tifo solo per te”.
CREMONESI. “E sai benissimo, caro Luca, quale forza riescono a trasmetterti i compagni di squadra, i cori del pubblico e lāamore dei tifosi. Nella tua battaglia contro la malattia hai giĆ dimostrato grande forza e stai dimostrando un grandissimo coraggio. Io, da amico e compagno, mi permetto di dirti: non mollare. PerchĆ© lo sport ci ha insegnato che non si molla mai e, ancor di più, perchĆ© la regola vale soprattutto per noi cremonesi. Che siamo pochi, ma buoni: pensa aĀ Mina,Ā aĀ UgoĀ Tognazzi, adĀ Aristide Guarneri, aĀ ChiaraĀ Ferragni… Se facciamo qualcosa, noi cremonesi lo facciamo ad altissimo livello, diventiamo unāeccellenza”.
TESTOON. “E visto che due settimane fa alle storiche tre T di Cremona ā Turòn, TorĆ s e⦠TetĆ ss, ne ĆØ stata aggiunta una quarta, la T del TugnĆ ss, io dico che dovremmo aggiungerne una quinta, la T di Testòòn. PerchĆ© noi cremonesi siamo dei testoni, abbiamo la testa dura e non molliamo mai. Quando giocavo, mi chiamavano āChel che sburla anca quand finƬs el campā, quello che corre anche quando finisce il campo. Vale anche per te, Luca: continua a correre, continua a spingere. PerchĆ© il campo non finisce mai. Te lo dico con il cuore, con lāamicizia che ci lega da sempre: forza, Amico mio. Antonioā
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