L’ex portiere grigiorosso, raggiunto dai colleghi de La Provincia, ha parlato anche dell’episodio che lo vide protagonista con Eto’o
La Cremonese è stata un sogno, ma giocare per la squadra della propria città non è sempre facile: potremmo riassumere così l’esperienza di Michele Arcari con la maglia della Cremonese, casacca che ha vestito per praticamente tutti il percorso delle giovanili e tra la stagione 1998/1999 e 2000/2001.
Di seguito, infatti le principali dichiarazioni rilasciate a riguarda dall’ex portiere grigiorosso ai colleghi de La Provincia.
IL RUOLO. «Ho sempre voluto fare il portiere: da piccolo mi sbucciavo le ginocchia per parare i tiri di mio fratello e al campetto ero contento quando mi mandavano tra i pali, un ruolo che nessuno voleva ricoprire. Il mio idolo era Zoff».
I PRIMI PASSI. «Il primo a credere in me fu Mario Balestrieri, un talent scout che mi vide all’oratorio e iniziò ad allenarmi tre volte al giorni. Da lì passai al Tandem Due Victor e poi alla Cremonese, un sogno che si avverava: giocare con la squadra della propria città è il massimo».
LA CREMONESE: «Il mio debutto in prima squadra arrivò il 7 febbraio 1999, durante un Cremonese-Reggina. Entrai dopo l’espulsione di Salvemini nella partita che poi diventò famosa per la manata che il magazziniere Reali diede all’arbitro dopo che questi si inventò un rigore per un fallo avvenuto un paio di metri fuori dall’area. Poi però cominciai a sentire la pressione e la responsabilità, perché giocare a casa propria è sempre più difficile, quindi andai a Lecco».
ETO’O. «Ricordo di quando Eto’o mi allacciò le scarpe: l’arbitro aveva fischiato un rigore dubbio per l’Inter e io prima della battuta avevo chiesto al direttore di gara di potermela allacciare, ricevendo una risposta negativa. Allora si avvicinò Eto’o e me la allacciò lui. Quella foto ha fatto il giro del mondo».
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