Nicola: “Contro il Lecce è uno scontro diretto. Abbiamo ancora molto da dimostrare”

Le parole di Davide Nicola in conferenza stampa alla vigilia della partita contro il Lecce

Alla vigilia di Cremonese-Lecce, match in programma domenica 7 dicembre alle 12:30 e valido per la 14^ giornata di Serie A, l’allenatore grigiorosso Davide Nicola ha presentato in conferenza stampa la partita contro la formazione pugliese…

COSA RAPPRESENTA LA SFIDA DI DOMANI CON IL LECCE?

“Per noi questa partita rientra in un percorso preciso: dobbiamo arrivare a un determinato numero di punti per raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti. Ogni giorno della settimana lavoriamo con questa idea in testa, cercando di avvicinarci a quel traguardo nel miglior modo possibile. Affrontiamo una squadra che ha i nostri stessi obiettivi, quindi le difficoltà sono diverse rispetto ad altre gare: serviranno grande attenzione, fisicità, la capacità di muoverci bene in campo e di costruire la partita passo dopo passo. Detto questo, la nostra identità non deve cambiare mai: dobbiamo riconoscere i punti di forza dell’avversario, farne tesoro quando è utile e continuare comunque a esprimere il nostro calcio”. 

QUANTO CONTANO LE ALTERNATIVE IN TUTTI I REPARTI? E COME SI È ALLENATA LA SQUADRA DOPO IL SUCCESSO DI BOLOGNA?

“In un campionato lungo dieci mesi è normale attraversare periodi in cui hai più soluzioni e altri in cui ne hai meno. Più che sul numero di alternative, preferisco concentrarmi sulla capacità di portare tutti i giocatori allo stesso livello di condizione e convinzione, facendoli sentire realmente coinvolti e mettendo a frutto le loro qualità. Avere più opzioni aiuta anche durante la partita, perché ti permette di mantenere alta l’intensità e restare competitivo fino alla fine. La squadra si sta allenando con una dedizione enorme, e non lo dico tanto per dire. Una vittoria non cambia il nostro modo di lavorare: il nostro percorso è un continuo concatenarsi di cause ed effetti. Non ragioniamo sul singolo risultato, ma sulla somma di ogni allenamento e di ogni gesto fatto al massimo. Sappiamo di avere ancora margini importanti di miglioramento, così come sappiamo che ogni settimana l’avversario cambia. Prepariamo le partite con entusiasmo e cerchiamo di alimentare un forte legame con il nostro pubblico, che sarà fondamentale fino all’ultima giornata”. 

COME CAMBIA LA STRATEGIA CONTRO IL LECCE RISPETTO ALLA GARA CON IL BOLOGNA?


“Lo studio dell’avversario è sempre reciproco e serve per conoscere a fondo le caratteristiche della squadra che affrontiamo, sia a livello collettivo che individuale. Dentro una partita ci sono momenti in cui la linea difensiva è più alta, altri in cui ti abbassi, fasi di maggiore aggressività e fasi più di attesa: la conoscenza dell’avversario ti aiuta soprattutto a limitarlo. Noi però ragioniamo sempre a partire dalla nostra identità, che è chiara. In alcune gare riusciamo ad applicarla meglio, in altre un po’ meno, ma ciò che conta è restare convinti di quello che facciamo, senza cambiare giudizio su di noi in base a una sola vittoria o a una sconfitta. Il rischio, altrimenti, è perdere profondità nell’analisi. In campo mettiamo sempre applicazione, rispetto, umiltà e voglia di esprimerci.
Stiamo lavorando molto anche sulla gestione delle emozioni, che si possono allenare quanto l’aspetto fisico: non vogliamo essere una squadra che rende di più o di meno solo in base al risultato del turno precedente. Sappiamo che raggiungere un obiettivo dopo aver faticato tanto regala la soddisfazione maggiore, perché dimostra che impegno e dedizione pagano. Vogliamo guadagnarci tutto sul campo, partita dopo partita. Quella di domani è speciale anche per un altro motivo: è iniziata una campagna che ci permette di parlare dell’importanza dei piccoli gesti e di condividerli con la nostra gente allo stadio. È un modo concreto per dimostrare che facciamo le cose con grande serietà”. 

IL LECCE HA COSTRUITO MOLTI PUNTI NEGLI SCONTRI DIRETTI: CHE VALORE HA QUESTA GARA?


“Il Lecce è al quarto anno consecutivo in Serie A. Se guardiamo la storia recente della Cremonese, partiamo in svantaggio praticamente con chiunque: per noi è il primo anno e stiamo costruendo il nostro percorso, passo dopo passo, per raggiungere la salvezza. Loro sono abituati a giocare questo tipo di partite, hanno alle spalle tre salvezze consecutive e sappiamo bene che sono competitivi e in grado di metterci in difficoltà. Allo stesso tempo siamo consapevoli che quanto abbiamo ottenuto finora è frutto di grande abnegazione e non è per nulla scontato, ma sentiamo di avere ancora molto da dimostrare. Sfide come quelle con Lecce, Pisa, Genoa, Parma… sono tutte gare contro dirette concorrenti, in cui si possono togliere punti importanti alle altre. Il nostro focus però resta su ciò che dipende da noi: organizzazione, idee chiare e spirito di sacrificio. Vogliamo usare questa partita anche per trasmettere i messaggi giusti, facendo vedere che per noi il sacrificio non è un peso, ma un privilegio”. 

LA VITTORIA DI BOLOGNA È STATA RACCONTATA IN MODO “EPICO”: QUESTO PUÒ CREARE PERICOLI O RAFFORZA LA CONSAPEVOLEZZA DEL GRUPPO?


“Nel calcio esistono tanti luoghi comuni e narrazioni costruite sulla partita del momento. Spesso, più che spiegare qualcosa, rischiano di togliere profondità all’analisi. Anche quando vinci, ci sono aspetti da migliorare che magari non paghi subito; allo stesso modo, quando perdi puoi aver fatto comunque diverse cose bene. Ciò che conta davvero è il percorso che scegliamo e l’attitudine mentale con cui lo affrontiamo. L’unica certezza che dobbiamo avere è che non può esserci un solo giorno in cui non lavoriamo forte. Sapere che quanto abbiamo fatto fin qui viene apprezzato è motivo di soddisfazione, ma è poca cosa rispetto a tutto quello che ancora vogliamo costruire. Per noi è fondamentale che il pubblico percepisca che, al di là del risultato, facciamo di tutto per raggiungere l’obiettivo e renderlo orgoglioso. Il resto, onestamente, non ci interessa più di tanto”. 

COME GIUDICA IL PERCORSO DI BARBIERI DOPO IL RIENTRO?


“Barbieri sta portando avanti il proprio percorso di crescita. Ha potenzialità molto importanti, al pari dei suoi compagni, e per metterle davvero in luce servono tre fattori: la sua fame, il tempo e le occasioni che l’allenatore gli concede e, infine, l’ambiente in cui vive e lavora. Noi abbiamo la fortuna di trovarci in un contesto che presta grande attenzione alla crescita delle persone, non solo dei calciatori. Questo si vede sia a livello di club che di città. Per me è fondamentale che i giocatori capiscano che qui hanno la possibilità concreta di maturare. Allo stesso tempo, nessuno riceve regali: se non c’è la disponibilità a fare sacrifici, non esistono scorciatoie”. 

LA CRESCITA DEL GRUPPO PASSA ANCHE DALLA CONSAPEVOLEZZA DI AZIONI COME QUELLA DEL 3-1 DI VARDY?


“Dal punto di vista organizzativo è l’allenatore che deve essere in grado di trasmettere la propria idea di gioco. A volte si dà un peso enorme all’allenatore, ma la verità è che tutto parte dall’applicazione dei giocatori: io posso aprirmi, condividere, far notare i dettagli su cui lavorare, ma poi sono loro che vanno in campo. Il miglioramento che stiamo cercando nasce dai particolari: richiede molti sforzi e si basa sulla percezione dei giocatori, sulla loro capacità di scelta nelle singole situazioni. Sono tutte cose sempre migliorabili, ma perché questo accada bisogna ripeterle tante volte. Ogni partita diventa quindi fondamentale per capire se certi concetti sono stati davvero assimilati. Non si smette mai di voler crescere, ed è giusto che sia così”. 

IN QUESTI MESI HA PARLATO DI EQUILIBRIO, CORAGGIO, ORGANIZZAZIONE, SPENSIERATEZZA: OGGI QUAL È IL TEMA PRINCIPALE?


“In questo momento è fondamentale far capire ai ragazzi che anche le emozioni si possono allenare, proprio come il fisico. Non dobbiamo farci condizionare da come si parla di noi all’esterno, ma restare concentrati sull’idea che abbiamo in testa e per cui lavoriamo ogni giorno. Ogni avversario porta caratteristiche diverse e richiede adattamenti, ma l’unico modo per dimostrare quello che siamo è allenarci con cura in ogni singolo dettaglio. La partita è la verifica di tutto questo, la sintesi di un processo fatto di tanti micro obiettivi che servono per arrivare a quello più grande. Se riusciamo a mettere in campo le emozioni giuste, con il giusto equilibrio, allora possiamo esprimerci al meglio e avvicinarci al nostro obiettivo. Io voglio occuparmi di come si esprime la mia squadra e di ciò che riusciamo a trasmettere a chi viene allo stadio: pensare di poter emozionare chi ci guarda è già, di per sé, qualcosa di molto forte. L’emozione è un segnale importantissimo: imparare a gestirla nel modo giusto ti porta inevitabilmente a migliorare”: 

Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Il direttore sportivo chiarisce la scelta di puntare su Giampaolo: decisiva la situazione di classifica...
L’ex terzino grigiorosso ritrova il suo passato al Tardini dopo una lunga storia fatta di...
Martedì 24 marzo tifosi e istituzioni celebrano la storia grigiorossa nel luogo della fondazione...

Altre notizie