Luca Marelli, ex arbitro e oggi opinionista di riferimento per la moviola su DAZN, ha analizzato l’episodio chiave di Cremonese-Roma, che ha generato forti discussioni nel corso della partita: il rigore inizialmente assegnato ai grigiorossi e poi revocato dopo l’intervento del VAR.
Secondo Marelli, il contatto tra il pallone e il braccio di Gianluca Mancini è stato evidente, ma non sufficiente per giustificare la concessione del penalty. «Il tocco c’è, ma la posizione del braccio è considerata non punibile. Probabilmente l’arbitro ha fischiato in un primo momento seguendo un’intuizione più che un’applicazione rigorosa del regolamento», ha spiegato Marelli dagli studi dell’emittente.
Fondamentale, secondo l’ex direttore di gara, è stata la valutazione del movimento del corpo e della postura del difensore al momento dell’impatto. Elementi che, come da protocollo, devono essere considerati per stabilire se ci sia una colpa effettiva nell’intervento difensivo. Per Marelli, la decisione finale dell’arbitro – cioè la revoca del calcio di rigore – è stata corretta: «Il tocco di braccio non equivale automaticamente a un’infrazione punibile. In questo caso, non c’erano gli estremi per assegnare il rigore».



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Se era per la Roma non lo toglievano sicuramente al Var