Quest’oggi si è tenuta la prima conferenza stampa in grigiorosso di Marco Giampaolo, subentrato all’esonerato Davide Nicola. Per il tecnico abruzzese si tratta di un ritorno sulla panchina della Cremo, già guidata in Serie C nella stagione 2014/15. Di seguito le sue dichiarazioni nella conferenza stampa di presentazione…
Il ritorno in grigiorossoo…
“Per prima cosa desidero ringraziare il Cavalier Giovanni Arvedi per questa opportunità, la stessa che dodici anni fa segnò per me una vera rinascita. Torno in un ambiente che conosco bene, in un centro sportivo ulteriormente migliorato, dove già allora c’erano condizioni di lavoro straordinarie e dove oggi lo sono ancora di più. Arrivo con entusiasmo, voglia e passione, che da sempre rappresentano il motore del mio lavoro. L’unica cosa che non si può acquistare è il tempo, ma faremo tutto il possibile, e anche l’impossibile, per raggiungere il nostro obiettivo. Siamo immersi completamente in questa sfida e lavoreremo con grande dedizione”.
Gigi Simoni, unico allenatore capace di portare la Cremonese alla salvezza in Serie A, contribuì anche al suo arrivo in grigiorosso nel 2014. Quanto conta per lei ripercorrere idealmente quella strada?
“Quando parlo ai calciatori insisto sempre su un aspetto: l’identità. Sentirsi parte di un club, comprenderne la storia e lasciarsi motivare da ciò che rappresenta. La Cremonese ha quasi 125 anni di storia, quindi indossarne la maglia significa assumersi una responsabilità importante. Bisogna rappresentare al meglio questa società, onorarne i colori e tenere alta la bandiera, sempre. Per farlo serve dare tutto, anche correndo il rischio di sbagliare. Gigi Simoni riuscì a centrare questo traguardo tanti anni fa e noi dobbiamo fare di tutto per provarci. Alla sua figura resto molto legato e ancora oggi sento suo figlio”.
Dal punto di vista tattico, che tipo di Cremonese immagina sotto la sua gestione?
“Il tempo a disposizione è poco. Quello di ieri è stato soprattutto un allenamento dedicato alla gestione dei carichi, poi ho avuto la seduta di oggi e avrò quella di domani. In questo momento devo essere bravo a trasmettere due o tre concetti chiari, senza sovraccaricare i ragazzi ma senza perdere di vista l’essenziale. Tutto il resto dovranno metterlo i calciatori, con quello spirito di appartenenza di cui parlavo prima. In campo si gioca sempre undici contro undici, ma a fare la differenza sono anche motivazione, carattere e spirito. Voglio una squadra che non abbassi mai la testa e che giochi sempre la partita, perché altrimenti si perde due volte: nel risultato e nell’atteggiamento. Se ci sarà da cambiare qualcosa, lo faremo rispettando le caratteristiche dei giocatori”.
In che condizioni ha trovato la squadra, sia mentalmente sia fisicamente?
“L’aspetto fisico è sempre strettamente legato a quello mentale. Quando la testa è pesante, lo diventano anche le gambe, e si arriva sempre un attimo dopo rispetto agli avversari. Dal punto di vista mentale ho trovato una squadra disponibile, pronta a recepire le mie proposte, ma inevitabilmente condizionata da una serie di risultati negativi che hanno tolto certezze. Ai ragazzi ho chiesto soprattutto due cose: coraggio e voglia di giocare la partita. L’errore non mi preoccupa, non è quello il punto”.
Il primo passo, quindi, è soprattutto di natura psicologica?
“Ieri ho detto ai calciatori più di una volta che con sé stessi non si può mentire: ognuno di noi sa perfettamente se sta facendo davvero tutto ciò che può oppure no. La prima battaglia è interiore: bisogna andare in campo, giocare, divertirsi e proporre qualcosa. Io posso fornire linee guida e indicazioni, ma poi sono i ragazzi che devono prendere posizione dentro la partita. Solo al fischio finale si capirà se ognuno si sarà assunto fino in fondo le proprie responsabilità, altrimenti si perde due volte. Ho visto diverse partite della Cremonese, come del resto tutto il campionato, e comprendo bene il peso psicologico di una squadra che aveva chiuso bene il girone d’andata e poi ha smarrito qualcosa. Quella di ieri è stata la giornata zero: adesso bisogna resettare, ripartire e impegnarsi fino in fondo per un obiettivo che, se raggiunto, sarebbe straordinario. Dobbiamo provarci in ogni modo”.
Che messaggio vuole lanciare ai tifosi, che si chiedono in che modo la Cremonese possa cambiare la propria identità in campo?
“Bisogna fare qualcosa per essere propositivi durante la partita. Questo non significa esporsi in modo sconsiderato all’avversario, ma avere un’idea chiara in fase di possesso e sapersi difendere tutti insieme quando la palla ce l’hanno gli altri. I calciatori sono stati scelti per precise caratteristiche, coerenti con il pensiero di Nicola, che conosco da anni. Però credo che si possa aggiungere qualcosa di diverso”.
Che cosa l’ha convinta ad accettare la Cremonese? E perché ritiene che la salvezza sia ancora possibile?
“Capisco che chi vive questo ambiente abbia lo sguardo puntato esclusivamente sulla Cremonese, ma io sono rimasto fermo per trenta giornate e ho osservato tutto il campionato. I problemi della Cremonese, in forme diverse, li hanno anche molte altre squadre. È chiaro che noi abbiamo bisogno fin da subito anche di un pizzico di buona sorte, perché il tempo è poco, ma finché il calendario ti concede una possibilità bisogna provarci. Nel calcio può succedere di tutto. Serve avere un pensiero positivo, il coraggio di fare le cose e la convinzione che la situazione possa cambiare. È normale che il trend recente abbia fatto perdere fiducia, ma la chiave va ritrovata dentro sé stessi, sapendo che questo sport sa sempre regalare sorprese. In Serie A non esistono partite facili, tutte le squadre sono preparate, ma anche le sfide che sembrano impossibili si possono vincere. Dobbiamo dare fastidio fino alla fine a chi ci sta davanti e soprattutto ritrovare autostima e fiducia in noi stessi. Nulla è compromesso: bisogna lottare e combattere”.
Cosa intende esattamente quando parla di una squadra propositiva?
“Significa non avere mai un atteggiamento passivo, non restare in balia dell’avversario e non subire la partita. Vuol dire creare difficoltà a chi hai di fronte, anche in gare che si giocano sul filo dell’equilibrio. Ieri ho svolto un lavoro più generale, oggi mi sono concentrato su una fase di gioco e domani lavorerò sull’altra. In questo momento servono poche indicazioni ma chiare. Il resto devono metterlo i calciatori”.
Il suo esordio arriverà subito in trasferta a Parma. Che avversario si aspetta?
“Il Parma ha ottenuto risultati importanti, pur attraversando anche qualche momento meno brillante. La classifica, però, consente loro di lavorare con serenità e di vedere il traguardo ormai vicino. Hanno trovato equilibrio e identità, e anche contro avversari di livello hanno dimostrato di saper stare bene in campo. Questo, comunque, non cambia il senso della nostra partita. A determinare vittorie e sconfitte sono spesso i dettagli, e per gestirli serve grande attenzione. Non abbiamo molto tempo per lavorare in profondità su questi aspetti, ma con un livello alto di concentrazione si possono prevenire molte situazioni. Ed è una qualità che i calciatori devono avere”.
Il suo compito sarà cambiare alcuni principi di gioco o aiutare i giocatori a interpretare diversamente certe situazioni?
“Quando arriva un nuovo allenatore, il livello di attenzione dei calciatori si alza sempre. Questo non significa che il nuovo tecnico sia necessariamente più bravo del precedente, ma spesso subentra la curiosità, la voglia di capire un linguaggio diverso, e questo può diventare una leva importante. Però poi bisogna anche saper reagire agli episodi negativi: si può cambiare qualcosa, certo, ma serve anche la durezza mentale del calciatore. Questa squadra, nella prima parte di stagione, ha dimostrato di poter fare punti e disputare buone partite, quindi i valori ci sono. I giocatori non devono restare intrappolati nel problema, altrimenti se lo portano dietro. Serve il coraggio di sbagliare ancora, ma con consapevolezza, perché questo significa avere personalità. È un concetto che ho ribadito anche individualmente a sette o otto ragazzi. Quando non si è sereni tutto pesa di più, ma bisogna trovare la forza di andare oltre. Altrimenti si resta perdenti”.
Il suo contratto riguarda soltanto questi mesi finali di stagione o c’è la possibilità di proseguire anche in futuro?
“Il mio contratto è stato impostato in modo tale da prevedere entrambe le possibilità”.



Auguri a lui, alla squadra e …a noi!
Forza Mister Giampaolo 🩶❤️