Franco “El Mudo” Vazquez è una delle rivelazioni di questo inizio di stagione con la maglia della Cremonese, ma nelle sue parole c’è anche tutta la malinconia di chi vede il proprio ruolo, quello del fantasista puro, sempre più relegato ai margini di un calcio moderno che predilige forza, velocità e fisicità.
In un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, il trequartista argentino con un passato anche nella Nazionale italiana – in amichevole – riflette sullo stato attuale del calcio e sull’evoluzione di un ruolo che un tempo dominava le cronache: “Noi fantasisti siamo una specie in via di estinzione”, afferma, con la consapevolezza di chi ha attraversato varie fasi del gioco.
Un calcio che cambia e la sfida della longevità
Vazquez cita esempi illustri come Modric e Dzeko, oggi quarantenni ancora protagonisti, e si dice convinto di poter percorrere quella stessa strada: “Posso arrivarci anche io, ci arriverò. Ma il calcio va sempre più verso la forza. Uno come Dybala è un fiore raro”. Proprio Dybala è una figura centrale nei ricordi del fantasista della Cremonese: entrambi argentini, hanno condiviso gli anni d’oro del Palermo, quando la squadra rosanero incantava per qualità tecnica e giocate spettacolari.
Dybala, un fratello con cui tutto è cominciato
“Lo sento almeno una volta a settimana”, racconta Vazquez parlando di Dybala. “Quando si è fatto male, mi sono preoccupato. È un fratello e mi sono divertito da matti con lui”. Quel Palermo rappresenta per entrambi un punto di partenza indelebile, fatto di talento, complicità e intuizioni tecniche che oggi sembrano quasi appartenere a un’altra epoca calcistica.
Adesso, Franco Vazquez si prepara ad affrontare proprio la Roma di Dybala, e lo fa accanto a un altro veterano del calcio europeo, Jamie Vardy, arrivato a Cremona come colpo a sorpresa del mercato estivo. “Un altro campione”, lo definisce Vazquez, che in campo sembra ritrovare stimoli e giocate, nonostante un campionato sempre più selettivo.
Il rimpianto Gasperini e la nascita del soprannome
Tra i sogni sfiorati, Vazquez confessa un desiderio mai realizzato: “Avrei voluto essere allenato da Gasperini, mi avrebbe migliorato”. Un’occasione mai arrivata, ma che resta tra le ipotesi che avrebbero potuto cambiare – o arricchire – ulteriormente la sua carriera.
Infine, spazio anche al racconto di come è nato il soprannome “El Mudo”, oggi conosciuto da tutti: “In Argentina abbiamo un problema, non ci mollano più. Nemmeno mia mamma mi chiamava più Franco. Il Mudo era mio fratello, io il Mudato. Poi lui ha lasciato la squadra e sono diventato il muto maggiore”. Un soprannome che ha accompagnato l’intera carriera e che oggi è quasi un marchio di fabbrica.
Con la sua classe e la sua visione di gioco, Vazquez continua a essere un riferimento tecnico per la Cremonese e uno degli ultimi veri fantasisti rimasti nel calcio italiano.


