Luciano Cesini non è soltanto il calciatore con più presenze nella storia della Cremonese, ma è anche uno dei volti simbolo del legame tra il club e il territorio. Con 436 partite in maglia grigiorossa, l’ex difensore ha vissuto la recente promozione in Serie A con entusiasmo e ottimismo, fiducioso fin dall’inizio nella qualità della squadra.
“Mai avuto dubbi: squadra forte e gioco efficace”
Cesini ha seguito con attenzione la finale playoff di ritorno a La Spezia, che ha sancito il ritorno in Serie A della Cremo dopo tre anni. “Ero sereno anche dopo il 3-2, perché questa squadra ha dimostrato di saper reggere la pressione. Il gioco di Stroppa, fondato sul possesso palla, e l’innesto decisivo di De Luca in attacco, sono stati determinanti”.
Rispetto al passato, Cesini evidenzia a Cremonasport una differenza fondamentale: “La Cremonese di tre anni fa aveva tanti giovani in prestito, andati via subito dopo la promozione. Oggi la base è più solida, ma servono rinforzi e un po’ di freschezza: la rosa va ringiovanita con giocatori pronti per la Serie A”.
Nicola il preferito: “Esperienza e salvezze, serve lui”
Sul fronte allenatore, Cesini non ha dubbi: “Faccio il tifo per Davide Nicola. Ha esperienza e conosce le dinamiche delle squadre che lottano per la salvezza. L’errore di tre anni fa è stato scegliere Alvini, il cui calcio era poco adatto alla categoria. È fondamentale che il nuovo tecnico venga scelto subito e coinvolto nel mercato: gli innesti devono essere condivisi, non imposti”.
Calendario difficile? “Meglio iniziare forte”
Anche sul calendario di Serie A, Cesini mostra il suo approccio positivo: “Il debutto con il Milan spaventa, ma poi si affrontano dirette concorrenti per la salvezza. L’importante è partire subito forte con una preparazione mirata: tutte le partite in A sono difficili, ma l’avvio è alla portata”.
Chi può fare la differenza in Serie A
Nella rosa attuale, Cesini intravede diversi elementi in grado di dire la loro anche nel massimo campionato. “Barbieri, Vandeputte, Johnsen e Folino hanno qualità e possono reggere il salto. E poi ci sono i senatori come Bianchetti e Castagnetti, fondamentali nello spogliatoio. Vazquez, se resta, può davvero fare la differenza: la Serie A è il suo palcoscenico naturale”.
Conclude con una speranza chiara: “Vorrei che l’argentino restasse anche solo per spezzoni di gara: ha classe, visione e può essere decisivo”.
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il buon CESO e’ saggio e ci vede bene ….condivido la sua disamina