Dallo stadio più iconico al mondo alla lotta quotidiana per evitare i playout. Elhan Kastrati, portiere del Cittadella, ha vissuto in pochi giorni due facce del calcio: quella scintillante dell’esordio con l’Albania a Wembley e quella più ruvida e concreta della battaglia per la salvezza in Serie B. Ora, tornato in Veneto, ha un solo pensiero: trasformare la carica della nazionale in punti per il “Citta”.
Il 21 marzo è una data che Kastrati non dimenticherà. Quando il portiere titolare Strakosha ha chiesto l’intervento medico, Kastrati ha ricevuto la chiamata dalla panchina e ha fatto il suo ingresso in uno degli stadi più prestigiosi del mondo. “Sembrava tutto normale finché non ho alzato lo sguardo. Poi ho visto Wembley… Bellissimo”, racconta il classe 1997 a Padovasport.
Il ritorno a Cittadella, però, è stato immediatamente proiettato sulla sfida salvezza. Attualmente, la squadra si trova a un solo punto di vantaggio dalla zona playout. “Aprile sarà decisivo, dobbiamo raccogliere tutto quello che possiamo. Dopo l’esperienza in nazionale ho ancora più energia”.
Un aspetto su cui il portiere sorride è il rendimento casalingo: “Fuori casa sembriamo una macchina da punti, al Tombolato facciamo più fatica. Ma non possiamo pensarci troppo. In casa ci aspettano scontri diretti fondamentali, dobbiamo far punti ovunque”.
Sabato ci sarà la trasferta di Cremona, contro una squadra considerata da Kastrati una delle più attrezzate del campionato: “La Cremonese ha avuto qualche passaggio a vuoto, ma la qualità non manca. Vazquez? Giocatore formidabile, ma non è l’unico pericolo”.
Quando si parla di salvezza, Kastrati non si tira indietro. “A dicembre eravamo ultimi, adesso siamo fuori dai playout. Se me l’avessero detto allora, avrei firmato col sangue. Non dimentico da dove siamo partiti. Ora servono almeno 10 punti da qui alla fine. Ogni errore può costare caro”.



Forza cremo