Gianluca Vialli, il racconto del fratello Nino: “Attendeva la fine con impazienza”

"Era brillante e generoso. Era cosciente che la fine si avvicinava. Voleva smettere di soffrire perchè la malattia era durata troppo a lungo"

A un anno di distanza dalla sua scomparsa, la famiglia di Gianluca Vialli la famiglia farà celebrare una messa in sua memoria a Cristo Re, dove , da bimbo, cominciò a tirare calci al pallone sul campo dell’oratorio. In questi giorni si sono susseguite tante iniziative ma un ricordo più che mai caloroso arriva dal fratello Nino: “È un ricordo continuo, quest’anno. Anche perché io negli ultimi anni, da che mi sono trasferito per lavoro in Thailandia, Luca l’ho vissuto poco. Ci sentivamo per telefono. Molte volte, dopo che ha scoperto la malattia, nel 2017, non mi rispondeva, non rispondeva ai messaggi, io credo per l’imbarazzo che gli chiedessi: ‘Come stai, come va?’. Mi rispondeva quando si sentiva proprio bene, euforico, sennò si negava un pochino“.

Gli ultimi giorni di Vialli raccontati dal fratello Nino

«Mia moglie Nadia ed io siamo stati ininterrottamente a Londra quando abbiamo saputo dell’aggravarsi delle condizioni. Ho avuto la soddisfazione di riscoprire un rapporto che comunque c’era, un rapporto da fratello maggiore – ha raccontato a La Provincia -. Quando lui ha cominciato a giocare, si è trasformato da nostro fratello in calciatore con tutti i lati positivi e negativi dei calciatori di allora, soprattutto. Ragazzi tolti da casa giovanissimi, messi in un ambiente che approfittava di loro anziché farli crescere con tutto quello che andava dietro anche in termini di abbigliamento e di stile. Quando faceva il drenaggio, soffriva molto per cui cercava di appisolarsi. Luca era cosciente che la fine si avvicinava, l’attendeva con impazienza, voleva smettere di soffrire, smettere di lottare che non era da lui. Ma la malattia era durata troppo a lungo. Quando siamo arrivati, ci ha detto alla sua maniera: ‘Non preoccupatevi: se voglio qualche cosa, ve lo chiedo’. Il 27-28 dicembre ci ha detto: ‘Voi siete i compagni ideali, perché siete qui, io so che ci siete’. Penso che la sofferenza fosse troppa. Si appisolava sempre più frequentemente, si svegliava poco e noi abbiamo solo potuto stragli vicino. Eravamo tutti lì quando è spirato. Sua moglie, le sue figlie. Ci ha lasciato le sue volontà, tra cui riunirci per ricordo in maniera allegra, come quelle cose che si vedono nei film americani con la gente che si ritrova quasi per un party. Lui si immaginava una cosa del genere con la sua famiglia, i suoi amici più cari che ci ha elencato”.

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