Il tecnico grigiorosso ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport dove parla della sua nuova avventura e della sua carriera
La Gazzetta dello Sport presenta Massimiliano Alvini attraverso un’intervista al neo allenatore grigiorosso. Ecco le sue parole:
CONTRATTO. “Per me è una grande felicità aver firmato per la Cremonese ma è anche una grande responsabilità. Mi sento bene sotto pressione e la ricerco nel mio percorso. La Serie A non è un traguardo, ma una tappa del mio cammino”.
PANCHINA. “Mi ricordo con grande emozione la finale di Coppa Italia Dilettanti, a Roma nel 2010: il mio Tuttocuoio, che rappresentava 4.000 abitanti, giocava contro la Capriatese. Vincemmo 3-1 e posso dire che il Tuttocuoio per me era una famiglia”.
STILE. “Prima della carriera da allenatore, lavoravo nel mondo della moda e lì ogni brand ha il suo stile. Mi piace che la squadra rispecchi il mio stile ovvero un calcio aggressivo in cui si riconquisti subito la palla non per gestirla, ma per andare in gol il più velocemente possibile. Il mio è un calcio che deve dominare entrambe le fasi. Non ho un modulo fisso ma mi adatto sempre alle caratteristiche tecniche, tattiche, fisiche e psicologiche dei miei giocatori. Lavoro continuamente e quotidianamente. Mi piace preparare gli impegni nel dettaglio”.
FASI. “Fermando i giocatori forti degli avversari e il gesto tecnico del campione. Cosa fondamentale è imporre il proprio gioco: pressione, recupero palla, sviluppo in verticale. Il gioco di squadra è importante ma anche quello individuale. Ci metteremo al lavoro per studiare strategie per ridurre il gap tecnico con la salvezza come obiettivo. Ma quando vedo la mia squadra che lascia giocare gli avversari, io scapperei dalla panchina. Importante tutta la preparazione dove mi studierò tutti i giocatori a disposizione. Voglio vedere tutti arrivare all’allenamento con il piacere e il gusto di divertirsi e di sacrificarsi. Intensità, fatica, amore e passione: tutto questo non deve mancare. Chi non li ha, è un giocatore mediocre. E a me non piacciono i giocatori mediocri”.
PSICOLOGIA. “Non si può pensare di non allenare la mente, è uno dei segreti dello spogliatoio. Tanti calciatori si rivolgono agli psicologi della prestazione, attenzione, non ai mental coach. Il lavoro mentale è importantissimo perché va di pari passo con quello tecnico, tattico e fisico”.
ALVINI. “Sono una persona buona, piena di principi e valori. Fuori dal campo sono amabile, gentile. Sono sanguigno e passionevole sia in campo che fuori e sono legato alla mia Fuchecchio”.
PREPARAZIONE. “Preparare le partite è la cosa che più amo, per la quale vivo. Ad allenare mi diverto proprio. Non ho un modello ma ho avuto la fortuna di seguire molti allenamenti di Sarri quando era a Empoli. Quando giocavo, invece, amavo follemente Mancini per il genio e la sregolatezza. Io ero un terzino sinistro: spingevo, spingevo”.
CATEGORIE. “Sono i calciatori a fare la differenza ma chi ha amore e passione non cambiano tra la Promozione e la A. Quando allenavo gli amatori della Ferruzza certe volte mi sentivo come a San Siro”.
MERCATO. “Non chiedo giocatori particolari. Mi fido ciecamente di Ariedo Braida e Simone Giacchetta. Ho condiviso con loro il mio progetto”.
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