Il campione del mondo 1982, raggiunto da La Provincia, ha parlato della propria esperienza grigiorossa
I primi calci da attaccante, l’azienda agricola di famiglia, il debutto in prima squadra e non solo: sono tanti gli argomenti interessanti toccati da Antonio Cabrini durante l’intervista concessa ai colleghi de La Provincia.
Senza perdere tempo, ecco dunque le sue principali dichiarazioni.
GLI INIZI. «Mio padre non voleva che giocassi a calcio perché voleva che fossi il suo successore a campo dell’azienda agricola di famiglia. Il presidente Luzzara però gli disse che sarei diventato un giocatore importante e che non mi avrebbe mollato. Fu la mia fortuna. La passione per il calcio? Comincia facendo l’attaccante all’oratorio di Casalbuttano».
LE GIOVANILI. «A San Sigismondo c’era un provino per la Cremonese. Ivanoe Nolli, detto “Babo”, capì che avevo qualità e spinse per il tesseramento, ma mi fece fare il terzino di spinta. Devo dire che ci aveva visto giusto… Alla Berretti poi mi allenò Aristide Guarneri, un maestro. Da quella squadra usciranno peraltro tanti futuri giocatori di Serie A. Ricordo anche che vincemmo il “Trofeo Albertoni” e che in finale marcai Paolo Rossi».
LA PRIMA SQUADRA. «Nel 1974 mi chiamò Titta Rota e giocai tre partite, l’anno successivo divenni titolare. Ebbi anche la fortuna di giocare con Mondonico, uno dei giocatori più forti con cui abbia mai giocato».
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