Il tecnico grigiorosso, salito in cattedra per una lezione di coaching, ha tenuto un’interessante chiacchierata con gli sponsor
È un Fabio Pecchia in versione professore quello che ieri ha tenuto una “lezione” di coaching riservata a sponsor e partner della Cremonese.
Il tecnico grigiorosso, dal palco della cornice del Relais Convento, ha infatti parlato di leadership e non solo, traendo anche spunto dalle proprie esperienze personali.
Di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.
LA CRESCITA. «Quando devi gestire un gruppo devi anche avere la forza di dire “ho sbagliato”, ma devi anche conoscere il materiale umano che hai a disposizione e avere studiato ciò che stai insegnando, anche perché ogni segnale mal interpretato può essere distruttivo. All’inizio della mia carriera da allenatore ho avuto la presunzione di pensare che il passaggio tra giocatore e tecnico fosse naturale, ma non è così. Ho sbattuto, ho capito e ho fatto esperienze che mi hanno fatto maturare».
IL LAVORO. «I successi arrivano grazie a un lavoro che parte da lontano, serve trovare la giusta alchimia e rendere tutti protagonisti. Le partite si vincono il martedì, ciò che si vede in campo la domenica è frutto del lavoro di una settimana. Le parole pre-gara e post-gara? I primi hanno effetto forse per i dieci minuti iniziali, ma nessuno ha mai vinto per un bel discorso motivazionale, mentre dopo le partite non parlo mai: si è troppo coinvolti emotivamente, quindi si rischia di commettere degli errori. Meglio lasciar passare un po’ di tempo».
IL GIUSTO EQUILIBRIO. «A inizio anno faccio compilare ai miei giocatori un questionario da cinquanta domande per conoscerli un po’ meglio. A livello personale è giusto avere un rapporto aperto, complicità e fiducia sono importanti, ma è anche vero che una volta in campo si deve parlare solo la lingua dell’allenatore».
IL GRUPPO. «All’interno di una squadra ci sono i leader, i potenziali leader, gli indifferenti e i distruttivi. Oggi poi ci sono tanti stranieri che portano culture differenti e che possono arricchire, ma come detto quando siamo in campo serve una linea comune. I distruttivi? Serve individuare le mele marce e fare in modo che non contagino il resto del “cesto”. Non è un lavoro facile».
IL PERUGIA. «Le sconfitte, così come i successi, partono da lontano: la sfida contro il Perugia per esempio l’abbiamo persa tornando da Parma dopo la vittoria. Un k.o. arrivato perché io non ero in panchina? No, i giovani forse sono più abituati a sentire la mia voce, ma quello è solo un dettaglio».
Seguici su
Aggiungi calciocremonese.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


